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outubro 22, 2004

PER ORA SOLO PPE E DESTRA UEN SCHIERATI A FIANCO DI BARROSO, SI CERCA DI CONVINCERE PSE E LIBERALI

Fonte: La Stampa


PER ORA SOLO PPE E DESTRA UEN SCHIERATI A FIANCO DI BARROSO, SI CERCA DI CONVINCERE PSE E LIBERALI
Europarlamento, a rischio il sì sulla Commissione
Diplomazie e governi al lavoro: verso un doppio voto
per evitare la bocciatura

22 ottobre 2004

dal corrispondente da BRUXELLES

Appena Barroso finisce di spiegare la sua proposta, nell'Europarlamento esplode il fuoco incrociato dei giudizi che segue le linee, scontate, degli opposti schieramenti. Insoddisfatti i socialisti, delusi i democratico-liberali, contrari i Verdi, sinistra comunista del Gue ed euroscettici. D'accordo i popolari e la destra dell'Uen. Ma, dietro le bordate delle dichiarazioni, comincia anche il calcolo - questo molto meno scontato - dei possibili voti a favore o contro la nuova Commissione che si presenterà alla prova della fiducia il 27 ottobre a Strasburgo. La vera scommessa del successore designato di Prodi, ormai, è questa: compattare una maggioranza attorno al suo esecutivo. E per farlo l'unica strada è dividere il fronte di chi, finora, lo ha criticato. Con un obiettivo principale: gli 88 deputati del gruppo Adle (democratici e liberali) che sono la terza forza del Parlamento, dopo il Ppe (268 deputati) e il Pse (200 deputati).

La strategia di Barroso ieri ha fatto soltanto il suo primo passo. Ma adesso deve correre. Il tempo che manca al momento della verità è scarso: cinque giorni. Che saranno scanditi dalle riunioni dei sette gruppi politici in cui è diviso il Parlamento. E dalle pressioni che partiranno dai governi dei 25 Paesi dell'Unione in una specie di braccio di ferro tra le istituzioni europee che risponde a impulsi trasversali. Perché non è un mistero che governi di sinistra - come quello di Gerhard Schroeder in Germania o quello del laburista Tony Blair in Gran Bretagna - non sono allineati alle posizioni dei rispettivi europarlamentari e non vogliono arrivare a una crisi che non avrebbe precedenti. Con una Commissione bocciata e con Barroso costretto a ricominciare il suo lavoro daccapo chiedendo agli Stati membri l'indicazione di nuovi commissari.

Proprio la prospettiva, inesplorata, di una simile crisi istituzionale fa dire a Manuel Barroso che, alla fine, «il Parlamento deciderà con equilibrio». La sua debolezza, in fondo, è la sua forza. Ma, a giudicare dalle dichiarazioni a caldo di ieri, i numeri sono molto incerti. Il tedesco Martin Schulz, capogruppo socialista, ha bocciato il compromesso su Buttiglione: «E' semplicemente meno di quello che ci aspettavamo». E, con una battuta, ha voluto anche escludere che il suo «no» sia una vendetta per quella frase di Silvio Berlusconi - «lei sarebbe perfetto per fare il kapò in un film» - che sollevò tante polemiche nel luglio dello scorso anno. «Non sono così importante da poter orchestrare una vendetta di questo genere», ha detto Schulz. Il capogruppo democratico-liberale, l'inglese Graham Watson, ha definito la proposta di Barroso «un'offerta al ribasso». La verde Monica Frassoni ha preso atto del «mea culpa di Buttiglione», ma ha detto che non basta il «ci penso io» di Barroso.

Per ora l'appoggio aperto alla futura Commissione è arrivato dal Ppe: il capogruppo Hans-Gert Poettering e Antonio Tajani hanno definito «equilibrata» la soluzione di Barroso per chiudere il caso Buttiglione. E altrettanto ha fatto la destra dell'Uen. Ma il sostegno di questi due gruppi - che insieme hanno 295 seggi sui 732 dell'Europarlamento - era già scontato. Come scontato era il voto contrario dei Verdi (42 deputati) e dei comunisti del Gue (41 deputati). Quello che diventa decisivo è l'atteggiamento dei 200 socialisti e degli 88 democratico-liberali che, in luglio, quando il Parlamento votò il gradimento a Manuel Barroso come presidente della Commissione, si divisero tra «no», «sì» e astensioni. Allora, infatti, Barroso ottenne 413 voti a favore, 251 contro e 44 astenuti.

Tra cinque giorni, però, un risultato simile sembra poco probabile. La maggioranza per la nuova Commissione potrebbe essere molto più ridotta. O potrebbe anche non esserci. L'ultima parola sugli schieramenti nel voto di fiducia sarà pronunciata dai gruppi lunedì prossimo a Strasburgo. Ma già si profila un possibile, estremo compromesso. Il 27, infatti, ci saranno due voti distinti. Prima su una risoluzione sulla Commissione Barroso e poi, a scrutinio palese, sulla vera e propria mozione di fiducia. La risoluzione potrebbe servire come valvola di sfogo per permettere agli insoddisfatti di criticare Barroso e, in particolare, alcuni dei suoi commissari, senza che questo comporti automaticamente un voto negativo sulla fiducia. E su questa nuova «soluzione equilibrata» si sta lavorando dietro le quinte.







Publicado por esta às outubro 22, 2004 04:46 PM