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outubro 22, 2004

LA PROPOSTA DI COMPROMESSO DOPO LE POLEMICHE PER LE FRASI SU GAY E RAGAZZE-MADRI

Fonte: La Stampa

LA PROPOSTA DI COMPROMESSO DOPO LE POLEMICHE
PER LE FRASI SU GAY E RAGAZZE-MADRI
Barroso: Buttiglione sarà affiancato
da un «direttorio»
Un team di quattro commissari si occuperà
delle questioni legate a tutela dei diritti umani e discriminazioni, sotto controllo del presidente.
Il rappresentante italiano mantiene il suo ruolo
e tutte le competenze

21 Ottobre 2004

di Enrico Singer

corrispondente da BRUXELLES

Manuel Barroso ne ha portate con sé otto copie e le distribuisce al presidente dell'Europarlamento e ai sette leader dei gruppi politici dell'assemblea mentre spiega la sua «soluzione equilibrata» per chiudere il caso Buttiglione. E' una lettera del commissario designato italiano. E' l'arma segreta per tentare il compromesso con l'agguerrito fronte che minaccia di far cadere tutta la sua Commissione, mercoledì prossimo, quando sarà messa ai voti la fiducia. Barroso l'ha in tasca da più di ventiquattr'ore. Testo in inglese, cinque brevi capoversi per esprimere il «profondo rammarico» per i problemi nati dopo la sua audizione - «non intendevo offendere nessuno, in particolare le donne e gli omosessuali» - e ammettere che parole di un impatto emozionale così forte come peccato «forse non dovrebbero essere usate nel dibattito politico». Ma anche per confermare di essere contro ogni discriminazione e pronto a «chiedere di essere esonerato» da decisioni che dovessero «mettere in conflitto» la sua coscienza con i suoi compiti.

Alle garanzie che Rocco Buttiglione offre nella lettera, Barroso ne aggiunge un'altra. Istituzionale. Una specie di direttorio di quattro commissari - in alcuni casi anche sei - che si occuperà di tutte le questioni che hanno a che fare con il principio della non discriminazione e della tutela dei diritti umani. Una «responsabilità collegiale» in cui ci sarà anche Buttiglione, naturalmente, sotto la guida personale del presidente del futuro esecutivo europeo. «Più di così non potevo fare. Sono arrivato al limite massimo», dice Barroso. Niente cambio di portafoglio, insomma. Niente scorporo formale di una parte delle competenze. Buttiglione resta commissario alla Giustizia, libertà e sicurezza con la doppia garanzia di rispettare la Carta dei Diritti, ormai inserita anche nella Costituzione che sta per essere firmata a Roma, e di trattare assieme con altri commissari le materie sulle quali si sono scatenate le polemiche delle ultime settimane.

Anche il direttorio è una soluzione che Barroso e Buttiglione hanno trattato nei loro contatti riservati e che lo stesso commissario italiano affronta in un passo della sua lettera. «Riconosco che l'applicazione del principio della non discriminazione, come stabilito nell'articolo 13 del Trattato, e la questione connessa dei diritti umani, non ricadono nella sfera di competenza di un singolo commissario. Ricadono sotto la responsabilità collegiale dell'intera Commissione e accetto che siano sotto la diretta supervisione e garanzia del presidente». E' una autolimitazione non solo concordata, quindi, ma in linea con le regole europee. E Barroso su questo direttorio insiste molto per fare breccia nel campo dei suoi avversari. La scelta della squadra non è casuale. La socialista svedese Margot Wallstroem, un altro vicepresidente - come vicepresidente è Buttiglione - che ha la responsabilità dei Rapporti istituzionali. E il socialista ceco Vladimir Spidla, ex premier di Praga, responsabile degli Affari sociali.

Quando le decisioni in materia di diritti fondamentali dovessero riguardare anche Paesi terzi, ecco entrare nel direttorio anche il liberale belga Louis Michel, ex ministro degli Esteri che tanti screzi ha avuto con il governo Berlusconi, e la popolare austriaca Benita Ferrero-Waldner, anche lei ex ministro degli Esteri di Vienna. «Forse qualcuno si aspettava di più ed è deluso. Ma in politica non si può mai avere il cento per cento», dice Manuel Barroso che lancia agli eurodeputati un appello all'equilibrio in vista del voto di fiducia del 27 ottobre. Nel suo discorso ai capigruppo c'è un passaggio-chiave: «Finora il dibattito, anche le polemiche, hanno fatto bene. Hanno sensibilizzato su problemi che stanno a cuore a tutti. E, per ora, vinciamo tutti. Sono sicuro che avrò la maggioranza, ma se così non fosse bisogna valutare le conseguenze. Quelle di un voto negativo sarebbero peggiori per tutti».

La conclusione è ancora più chiara: «Ammettiamo anche che uno o tre commissari non soddisfino il Parlamento. Sarebbe giusto far cadere tutta la Commissione? Io dico di no». L'Unione europea in questo momento così delicato della sua vita «ha bisogno di una Commissione e non di una crisi istituzionale». Ma nella strategia del presidente designato non ci sono soltanto «avvertimenti» che qualcuno già definisce «minacce». C'è anche il tentativo di ricucire lo strappo. In particolare con i socialisti e i democratico-liberali. E per questo Barroso spende anche il nome di un suo avversario politico diretto: Antonio Vitorino. Portoghese come lui, ma socialista e attuale commissario alla Giustizia e affari interni. «E' Vitorino che mi ha suggerito il nome di Buttiglione come suo successore. L'ho incontrato per avere un consiglio, gli ho fatto vedere i curricula dei commissari designati dai Paesi e lui mi ha detto che quello dell'italiano gli sembrava il profilo più adatto».

Publicado por esta às outubro 22, 2004 05:50 PM